Abetone - Roccapelago

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Abetone

Itinerari

Deriva il proprio nome da un enorme abete, tanto grande da non poter essere abbracciato neppure da sei persone con le braccia tese, che venne abbattuto per far posto alla settecentesca strada Modenese. Prima di allora la località era nota come Boscolungo, nome che oggi identifica una frazione. Due strane piramidi, contornate di marmo, furono erette nel 1777 per ricordare due principi sovrani di Modena e di Toscana, protagonisti nella costruzione della strada Giardini-Ximenes. Ciascuna porta l'arma dello stato a cui appartiene e un'iscrizione in latino dettata dal Tiraboschi per Francesco III e dallo Ximenes per Leopoldo I. I crinali appenninici furono interessati sin dall'antichità da importanti vie di collegamento. Sono noti, almeno dall'età romana, itinerari transappenninici che, attraversate le montagne dell'Appennino Tosco-emiliano, collegavano il nord e il sud della penisola. Nonostante i valichi appenninici fossero frequentati, soltanto nel 1732 si pose mano ad un primo progetto per una strada che, attraverso la alte cime, congiungesse Pistoia con l'Emilia Romagna. La nuova strada, voluta dal Granduca Gian Gastone dei Medici, fu però resa carrabile soltanto da Pistoia a Capostrada. Terra di confine tra il Granducato di Toscana, il Ducato di Modena e la Repubblica di Lucca, la foresta dell'Abetone divenne meta privilegiata di fuggiaschi di ogni genere, che tra i boschi dell'Appennino trovavano comodi rifugi e facili vie di fuga.
Con l'apertura della via Modenese, non solo sorsero fabbriche e locande, ma intere famiglie di contadini, ai quali erano stati concessi terreni dove costruire la propria casa, si trasferirono in montagna per provvedere al mantenimento della strada, dando così vita agli insediamenti che oggi costituiscono il comune di Abetone. L'Unità d'Italia segnò un momento critico per l'Abetone, quando la scomparsa dei confini portò all'abolizione delle dogane e quindi del traffico ad esse connesso. A partire dal 1863, data dell'inaugurazione della Ferrovia Porrettana, la strada Modenese perse la funzione di principale collegamento tra la Toscana e l'Emilia Romagna. Gli anni dell'Ottocento e i primi del Novecento furono certamente di crisi, e l'economia locale rimase essenzialmente legata al lavoro dei boschi e alla produzione di carbone.
Il primo sciatore si presentò in paese nel 1904, ma di turismo si cominciò a parlare quando l'Abetone venne scoperto da alcune famiglie della nobiltà italiana: tra coloro che vi soggiornarono si ricorda Giacomo Puccini, che vi possedette una villa.
Un primo vero impulso turistico l'Abetone lo conobbe negli anni Trenta, quando l'ingegnere Lapo Farinati degli Uberti promosse lo sviluppo della Valle delle Pozze (oggi Val di Luce), con progetti che miravano alla realizzazione di un grande centro sciistico, con alberghi, piste ed impianti di risalita. Il secondo conflitto mondiale interruppe definitivamente i lavori nella Valle delle Pozze e per l'effettiva valorizzazione del comprensorio si sono dovuti attendere anni più recenti quando, anche grazie alla fama dei grandi campioni di sci Zeno Colò, Cellina Seghi e Vittorio Chierron, l'Abetone si è trasformato in una delle più celebri stazioni sciistiche d'Italia.

La leggenda del grande abete
Un tempo gli abeti non erano dei sempreverdi e quando giungeva l'autunno perdevano le foglie come tutti gli altri alberi. Nei boschi viveva un grande abete i cui rami ospitavano ogni anno i nidi degli uccelli che vi trovavano protezione fino all'arrivo dell'autunno. Un giorno, uno di loro si ferì ad un'ala e non potè seguire lo stormo, che migrò verso un luogo più caldo. Il povero uccellino andava incontro ad un triste destino, perché al cadere delle foglie, sarebbe morto di freddo, ma l'abete era robusto e voleva salvare il suo amico a tutti i costi. Il vento cercava in tutte le maniere di portargli via le foglie, ma il grande albero riuscì a resistere fino all'arrivo dell'inverno. Stupitosi di vedere un albero ancora verde in mezzo ad una distesa bianca, l'inverno chiese spiegazioni all'uccellino, che, grazie agli sforzi dell'abete, era riuscito a sopravvivere. Colpito dalla generosità del grande albero, per ringraziarlo della sua bontà d'animo, gli promise che il vento non avrebbe mai più staccato il fogliame e da quel momento rimase sempreverde.

Maggiori informazioni agli indirizzi http://www.abetone.com e http://www.abetone.it

Si ringrazia il Gruppo Alambra, la Comunità Montana del Frignano e F. A. Scanabissi e L. Spennato per avere consentito la realizzazione della presente sezione tratta dal libro "Comunità Montana del Frignano" e il libro "Sulle antiche strade del Frignano: voci di storia e leggenda" Adelmo laccheri Editore in Pavullo

 
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