Introduzione - Roccapelago

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Introduzione

Storia > Avvenimenti storici

Proponiamo alcuni avvenimenti storici tratti dal libro "L'epoca di Obizzo da Montegarullo, apogeo e tramonto di una signoria frignanese" di Paolo Mucci e Aurelio Mordini, con la collaborazione dell' archivio di stato di Modena.

II periodo storico che va dalla metà del 1300 ai primi lustri del secolo seguente rappresenta per il Frignano la delicata fase che segna il passaggio da un sistema politico-amministrativo fondato sul potere dei piccoli signori locali al dominio sempre più pressante e
capillare di uno Stato regionale. Fino ad allora le azioni intraprese dai comuni di Modena e Bologna per assoggettare l'Appennino modenese non avevano intaccato nella sostanza, al di là di un riconoscimento formale e incostante, l'autonomia giurisdizionale dei vari cattani, che avevano saputo destreggiarsi abilmente sfruttando il persistente contrasto fra le due città rivali. Ma il gioco politico si fa più complesso e arduo quando gli Estensi, recuperati i territori montani nel 1337, ne intuiscono sempre più l'importanza strategica in vista di una futura espansione nella instabile valle del Serchio e, per converso, i governi di Lucca e di Firenze (quest'ultimo già insediatosi nel 1332 a Barga, nel cuore della Garfagnana lucchese) guardano entrambi all'area frignanese del Pelago come alla indispensabile testa di ponte per controllare le vie di accesso alla Lombardia. In tale contesto la Rocca del Pelago, sia per la sua ideale posizione geografica sia per la sua forte struttura difensiva, costituisce la posta in gioco più ambita nell'intricato processo diplomatico-militare in cui viene a trovarsi coinvolta l'alta montagna modenese.

Le vicende belliche e politiche del cinquantennio che vede il declino della signoria dei nobili da Montegarullo e, dopo il latente e ambiguo contrasto con le due città toscane, il coronamento del paziente e accorto disegno della Casa d'Este, sono state descritte più o meno compiutamente da vari storici, i quali, però, hanno dato rilievo alla narrazione dei fatti più che alla indagine sui moventi e i retroscena, nonché sulle ragioni della parte soccombente. Pertanto si è ritenuto non inopportuno il tentativo di delineare un excursus analitico di quel cruciale periodo storico del Frignano, estendendo l'indagine agli antefatti e ai postumi, aggiungendo ele­menti nuovi o
finora poco noti, e mettendo a confronto criticamente i resoconti non disinteressati delle varie parti in causa. Tra le fonti compulsate (atti pubblici e privati, cronache, rasse­gne storiche di parte estense, lucchese e fiorentina), si è anzitutto dato il maggior credito a quelle contemporanee o cronologicamente assai prossime agli eventi di cui esse trattano: i documenti coevi della Cancelleria Estense (lettere e decreti marchionali); le antiche annotazioni su codici liturgici frignanesi (raccolte e trascritte sulla fine del 1400 da Giacomo Albinelli); la cronaca lucchese di Giovanni Sercambi (scritta intorno all'anno 1400) e quella ferrarese di lacopo Delaito (1409 circa); il carteggio di Paolo Guinigi, signo­re di Lucca (1400-1430) e i dispacci del suo funzionario Nicolao degli Onesti (1400-1408); le cronache fiorentine di lacopo Salviati e di Matteo Palmieri (prima metà del 1400); e altri documenti con­servati negli archivi di stato in Firenze, Modena e Lucca.
Sono stati poi esaminati gli scritti storici editi nel secolo XVI di Gaspare Sardi, Francesco Panini, G. B. Pigna e Scipione Ammirato per valutare la concordanza o la difformità rispetto ai testi anteriori. Quanto alle fonti secentesche, a parte l'opera del Vedriani che raduna informazioni di autori precedenti, si sono prese in considerazione, con la dovuta cautela, le notizie originali fornite dalla cronaca in volgare di Alessio Magnani (1664) e da quella latina cosiddetta Albinelli, continuata dall'anno 1347 al 1409 dallo stesso Magnani. Questi, infatti, essendo vissuto nella cerchia della nobile famiglia da Montecuccolo, potè avvalersi oltre che della tradizione locale anche di documenti d'archivio oggi perduti.

Infine sono state prese in considerazione le opere e le memorie storiche sull'argomento pubblicate nel secolo XVIII e nell'età contemporanea di Ludovico Antonio Muratori, Girolamo Tiraboschi, Cesare Campori, Venceslao Santi, Angelo Mercati, Giuseppe Calamari, Giovanni Santini, Bruno Andreolli, Antonio Galli: in particolare alcuni saggi appaiono di interesse e di rilievo in quanto sono improntati a metodologia storiografica critica.
Occorre inoltre precisare che dall'esame comparativo dei testi si sono anche evidenziate discordanze, inesattezze, incongruenze cronologiche e deduzioni equivoche, che hanno generato malintesi ed errori talvolta recepiti a distanza di tempo e consolidatisi nella
comune opinione. Si propone al navigatore il susseguirsi degli eventi storici e delle situazioni che dovettero affrontare le popolazioni del Frignano, e in particolare del Pelago, nella seconda metà del XIV secolo e fino al 1425. Sono anni difficili che vedono Obizzo da Montegarullo all'apogeo della sua potenza: egli conosce momenti di gloria e di fortuna presto offuscati, però, da sconfitte militari che travolgono il feudatario ribelle e lo costringono all'umiliante atto finale di sottomissione di fronte al marchese di Ferrara. La seconda è costituita da brevi schede monografiche ricavate sempre da documenti coevi e ritenute utili per chi desidera ampliare le conoscenze su argomenti specifici collaterali alle vicende narrate. Sarebbe stato limitativo soffermarsi sulle fonti documentarie solo per trarre elementi e dati relativi agli eventi militari, alle mutevoli alleanze o alle concitate successioni dinastiche del tempo; per questo, dove i documenti consultati lo permettevano, oltre ai pro­blemi di Obizzo, si è cercato di interpretare i problemi quotidiani e le condizioni di vita della gente; oltre all'avanzata delle brigate lucchesi, si è rivolta l'attenzione a chi temeva, impotente, la rovina della propria terra murata o la distruzione dei raccolti. Tra i decreti marchionali sono parsi molto significativi quelli diretti ad alleviare stati di indigenza di intere comunità provate dalle ripetute campa­gne militari e da ogni altra calamità incombente. Dopo tutto, molti hanno parlato di Obizzo e dei Montegarullo; ben pochi, al contrario, hanno dedicato spazio ai problemi, ai desideri, allo studio della mentalità degli uomini comuni di quel tempo nonostante anche questi ultimi abbiano dato il loro contributo alla storia.


 
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