Leggende - Roccapelago

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Leggende

Storia

IL PONTE DEL DIAVOLO

Gli anziani raccontano che nel 1919, due bambine di nome Tina e Maria, hanno visto il diavolo al ponte di Roccapelago ancor oggi chiamato ponte del diavolo.
Era una fresca gionata di autunno quando le due bambine passeggiavano come di consueto nel boschetto finchè udirono strani rintocchi e si avvicinarono incuriosite per scoprirne l'origine.
Giunte sotto il ponte della strada che conduce alla piazza di Roccapelago, vennero sorprese dall'improvvisa apparizione di una creatura tutta ammantata di rosso, con le corna, la coda e la forca. Le poverelle tanto erano spaventate che corsero piangendo e strillando fino alla piazza della Rocca dove i roccaioli accorsi faticarono a calmare.
Successivamente, è stato posto sopra un grosso albero accanto al ponte, un quadretto con l'effige di Sant'Antonio.
In seguito, nel 1968 nello stesso posto, è stata costruita una casa ad opera di Angelino Benassi e vi è stata posta l'icona del santo in sostituzione di quella oramai consumata dalle intemperie.
Da allora non ci sono state più apparizioni, ma di tanto in tanto passeggiando nei pressi della casa, si odono gli insoliti rintocchi e si dice che sia il diavolo che voglia attirare i passanti sotto al ponte per poi spaventarli a morte.
(Alessandro Ferroni)


I DUE PASTORI E L'ORSO


Tanti anni fa, nei boschi attorno al Ponte del Diavolo viveva un orso che faceva paura a chi passava di lì. Due pastori, dopo una lunga e faticosa caccia, riuscirono finalmente a catturarlo ancora vivo e lo portarono dal signore che viveva nel castello di Roccapelago. Gli raccontarono con le loro parole della caccia e della paura che avevano avuto. il nobile signore apprezzò la loro fatica e li elogiò pubblicamente, davanti a tutti i sudditi.
- Bravi! – disse – Avete catturato un animale feroce e pericoloso. Meritate una ricompensa! -
Ordinò ai servi di portare l'orso, ora prigioniero di un grosso collare di ferro di una lunga catena, nei sotterranei del castello.
Poi aprì uno scrigno pieno di monete d'oro e ne diede una manciata ad ogni pastore.
I due uomini, diventati improvvisamente ricchi, ritornarono felici alle loro case, ma non vollero più fare il mestiere del pastore, faticoso e poco redditizio. Dopo alcuni anni, mentre facevano una passeggiata nei boschi, incontrarono un vecchio orso, che all'improvviso era uscito da una grotta. Erano disarmati, piuttosto alticci, per il vino bevuto, non sapevano cosa fare, se non correre il più velocemente possibile. L'orso fu più veloce, li catturò e li uccise. Quando i loro amici seppero dell'accaduto, vollero vedere l'orso nei sotterranei del castello. Era sparito. Pensarono quindi che fosse lo stesso che si era liberato: un orso magico che si era vendicato.
(Tratto dal libro "Sulle antiche strade del Frignano: voci di storia e leggenda" di F. A. Scanabissi e L. B. Spennato, Adelmo laccheri Editore in Pavullo)


OBIZZO, SAN GIORGIO E I FUOCHI


Una sera tempestosa Obizzo da Montegarullo capitò a Barigazzo e bussò alla casa di un'orfanella, di nome Angelina, per chiedere ospitalità. La fanciulla, anche se di solito non apriva a nessuno a quell'ora, sentendo il nome del signorotto aprì la porta, spaventata. Invece Obizzo e il suo scudiero la trattarono gentilmente e dopo una lunga sosta ripartirono. Non passò mezzora che la giovane sentì di nuovo bussare alla porta e la stessa voce chiederle di fare un'ambasciata. Appena aprì, lo scudiero afferrò Angelina, la gettò sul suo cavallo e scappò via al galoppo. Quando passarono davanti alla chiesa di S. Giorgio, protettore di Barigazzo, la fanciulla invocò l'aiuto del Santo, affinchè la portasse in cielo piuttosto che lasciarla vivere disonorata. All'improvviso in cielo apparve una luce abbagliante e davanti alla chiesa comparve un cavaliere su un bianco cavallo. Una mano invisibile afferrò la ragazza e quando il rapitore fece per brandire la spada, la terra s'aprì sotto di lui e lo inghiottì. Giunta l'alba, due viandanti trovarono sul loro sentiero la fanciulla morente, illuminata da una misteriosa fiamma che S. Giorgio aveva suscitato dalle viscere della terra, esaudendo così la sua preghiera. La sua anima ora volava libera verso il cielo.
(Tratto dal libro "Sulle antiche strade del Frignano: voci di storia e leggenda" di F. A. Scanabissi e L. B. Spennato, Adelmo laccheri Editore in Pavullo)

 
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