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CENTO MUMMIE A ROCCAPELAGO
Scoperta una necropoli di 500 anni fa nei sotterranei della chiesa
SALME NASCOSTE Sotto il pavimento del tempio sono stati trovati 300 cadaveri, molti dei quali ben conservati per condizioni climatiche che ne favorivano la preservazione IL GIALLO Perchè tutti assieme quei corpi? Sarebbe da escludersi un’epidemia o una guerra. Forse, per due secoli, quello è stato un luogo di sepoltura per l’intera area appenninica
UN RITROVAMENTO sorprendente, che cambierà il volto di Roccapelago e fornirà nuovi e inediti materiali alla comunità scientifica: è l’importante scoperta avvenuta nella chiesa di Roccapelago, grazie agli scavi archeologici condotti sotto la direzione della Soprintendenza per i beni archeologici dell’Emilia Romagna e del dottor Donato Labate.Avenire alla luce dopo secoli di oblio, oltre trecento corpi, di cui un centinaio mummificati appartenuti sicuramente agli abitanti della zona. Tra chi si è complimentato per la scoperta anche il sindaco Corrado Ferroni.
I CORPI, molti dei quali perfettamente conservati, sono stati ritrovati sotto il pavimento della chiesa, nell’ala orientale dell’edificio, sepolti tra terra e macerie all’interno di un corridoio d’avvistamento, facente parte della fortezzamedievale dei Da Montegarullo. La chiesa di Roccapelago, infatti, fu costruita alla fine del Cinquecento sfruttando come fondamenta l’ultimo piano dell’antico fortilizio militare.
A PARTIRE da quella data e per alcuni secoli, il pavimento della chiesa assunse anche funzione cimiteriale, accogliendo diversi ossari e tombe, per lo più collettive. È in questo contesto che si spiega il ritrovamento dei corpi mummificati, la cui particolarità sta nell’elevato numero e soprattutto nella notevole somiglianza dei corredi funebri dei morti, molto semplici ma ripetitivi.
L’ECCEZIONALITÀ del ritrovamento è da ricercarsi comunque nella mummificazione dei corpi, un processo che ha avuto luogo grazie alle particolari condizioni dell’ambiente che li ha accolti, soggetto a scarsa umidità e a un’intensa areazione, grazie alle due feritoie aperte sull’esterno presenti nell’ambiente sotterraneo.
A VENIRE alla luce è stata, questo è certo, una comunità intera, vissuta indicativamente tra la fine del XVI e la fine del XVIII secolo, fatta di uomini, donne, anziani, giovani e bambini, un ritrovamento più unico che raro che fornirà agli studiosi una fonte inestimabile di dati per ricostruire uno spaccato della storia di Roccapelago visto dal “basso”, attraverso gli occhi degli abitanti di questo piccolo paese di montagna. I sudari conservati, il vestiario quasi intatto, le medagliette religiose, gli anelli, i semplici bracciali, nonché i resti vegetali e animali ritrovati, forniranno una fotografia dettagliata della vita contadina di quegli anni, con le sue abitudini e le sue usanze, con le sue tradizioni e credenze, che andranno a completare la storia di Roccapelago fino a ora conosciuta. (Milena Vanoni)