Parte Prima - Roccapelago

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Parte Prima

Storia > Cronache Sercambi

GIOVANNI SERCAMBI
Giornalista ante litteram, letterato (1348-1424)


Le sue "Croniche" (l'originale è conservato nell'Archivio di stato di Lucca) rappresentano un documento di eccezionale freschezza narrativa, corredato da centinaia di eccezionali miniature medievali. Sercambi, mercante lucchese figlio del notaio Iacopo di Ser Cambio di Massarosa, fu un giornalista ante-litteram capace di raccontare con efficacia le vicende politiche e belliche dello stato di Lucca. Di mestiere fu speziale, ma dedicò gran parte delle proprie energie alla vita politica, sostenendo dal 1392 come Anziano la signoria dei Guinigi e divenendo anche fidato consigliere di Paolo. Di lui ci restano le stesure di veri e propri programmi politici, ma soprattutto sono di assoluto rilievo storico le sue "Croniche delle cose di Lucca" che abbracciano l'epoca dal 1164 al 1424, fornendoci dettagli di grande importanza storica, una delle maggiori fonti per la storia della Toscana del tardo medioevo.
Di Sercambi si ricorda anche la raccolta di 155 "Novelle" di stampo boccaccesco, che si fingono raccontate in giornate durante la peste del 1374. Il corpo del politico letterato lucchese fu sepolto nella chiesa di S. Matteo.


INTRODUZIONE AI FATTI STORICI

Le illustrazioni e il racconto degli eventi accaduti a Roccapelago e nel Frignano nell'ultimo decennio del XIV secolo sono tratti dalla cronica di Giovanni Sercambi. Nel novembre del 1392 Obizzo da Montegarullo si ribella al marchese di Ferrara e conquista alcune terre del Frignano: Fiumalbo, Fanano e Riolunato chiedono a Lucca aiuti militari che non vengono negati. Lanno successivo lo stesso marchese di Ferrara invia richiesta di soccorso per domare la rivolta di Obizzo e il 27 agosto Lucca manda un contingente di fanti e cavalieri agli ordini di quattro capitani di cui uno è Giovanni Sercambi. Le milizie salgono in armi a San Pellegrino e scendono a Roccapelago che cingono d'assedio, ma senza ottenere risultati. Intanto i Lucchesi conquistano Pievepelago, Sant'Andrea, Flamignatico, e Vaglio e sottopongono gli assediati di Rocca a frequenti attacchi sempre respinti con determinazione. Roccapelago non è domata con le armi, anche grazie alla sua posizione strategica, tuttavia, per evitare altre perdite e ulteriori danni, scende a patti e si consegna ai Lucchesi previo pagamento di 1700 fiorini d'oro: solo allora viene occupata da una guarnigione nemica.
Nell'estate dell'anno successo scoppia un dissidio tra Lancillotto e Gaspare Montecuccoli. Mentre il secondo parteggia per Lucca, il primo si allea con Obizzo. Nel febbraio del 1396, proprio quando le abbondanti nevicate bloccavano i valichi, con un colpo di mano, Obizzo e Lancillotto, sostenuti dagli abitanti del luogo, riprendono Roccapelago invano difesa da un esiguo gruppo di soldati lucchesi.
Più tardi Lucca organizza una seconda spedizione e, senza indugi, distrugge Pievepelago, Sant'Andrea, Flamignatico, Monte Castagnaro: la guerra reca ovunque morte, deportazioni, rovine. Il grano ormai maturo viene in più posti guastato con falce fienaie appositamente portate da Lucca. La Rocchicciola, Barigazzo, Castellino non se la sentono di affrontare morte e distruzione e si arrendono senza combattere.
Intanto tra Obizzo e Lucca viene sottoscritta una tregua, fino al 15 gennaio 1398, durante la quale, comunque si verificano sconfinamenti e ruberie. L'intervento diplomatico di Firenze prolunga per un anno la tregua che tuttavia non conduce ad una pace definitiva. A Lucca si teme Obizzo; lo stesso Sercambi non nasconde la sua diffidenza verso i Montegarullo e ammonisce i concittadini a guardarsene. Scrive, infatti: " Nota a te, Luccha, posto che Opizo e Baccilieri siano ora in triegua techo per un anno, nondimeno loro, come persone che pogo tengono fede né lealtà, quando vedessero il bello, quella romperanno. E pertanto sempre starai avizato con loro, fino che la triegua dura; e finita, venendo a guerra vigorosamente quella farai… ". (S. Bongi, Le Croniche di G. Sercambi lucchese, vol. II, Lucca 1892 p. 128).
L'imparzialità che si chiede allo storico, in questo caso è difficile pretenderla dal Sercambi che è ostile a Obizzo. Né ci soddisfano certi successivi scritti di parte estense che delineano a tinte fosche la figura di Obizzo alimentando leggende e pregiudizi popolari. Sembra proprio aver ragione chi afferma che la storia di Obizzo e della sua famiglia deve essere ancora scritta con obiettività e completezza.
Non si vuole per questo sminuire il valore della Cronica del Sercambi. Essa rimane un'opera di fondamentale importanza per gli storici e gli. In essa vengono narrate le vicende di Lucca dal 1164 all'aprile del 1400; vi sono riportati in prevalenza fatti d'armi, esecuzioni capitali, ma talvolta si dà spazio anche ad argomenti sociali ed economici, a considerazioni di carattere morale e religioso, agli aspetti della vita quotidiana, elementi che illustrano la società del tempo e suscitano molte curiosità.

COME OPIZO DA MONTECHARUGLI TOLSE MOLTE
TERRE AL MARCHESE DI FERRARA
E perché l'opera nostra sia a compimento descricto le parti che tocchano al comune di Luccha, e però si dicie che l'anno di mille .CCCLXXXXII. del mese di novembre, Opizo da Montecarugli del Frignano si ribellòe dal marchese di Ferrara, e cominciòli a tollere moltissime terre, fralle quali furono il Vazzale, Montecastagnaro, Montegrecti, Roncho, Dischagla e Aquaria e molte altre; e era aconcio per acquistare dell'altre. Di che vedendo ciò quelli da Fanano et quelli da Fiumalbo e da Rivolunata, nimici del dicto Opizo, chome lui avea preso tante terre et che multiplicava, forte dubitando del dicto Opizo che a loro non nocesse per la nimicitia sua, ordinònno di mandare al comune di Luccha uno imbasciadore per parte di tucte quelle terre. Et diliberato venne alla ciptà di Luccha ser Francesco da Fiumalbo per imbasciatore. Il quale, oltra le molte cose che disse in nella sua imbasciata, si funno che loro sempre si tennero esser servitori del comune di Luccha, et in cazo che 'l marchese di Ferrara non prosperegiasse in Frignano, che loro intentione era che il comune di Luccha fusse loro signore et maggiore; et im quanto il marcheze si mantenesse in signoria, che non si voleano partire da loro signore, ma bene voleano essere sempre alla difesa et honore di Luccha.
Apresso chiese il dicto imbasciadore che piacesse al comune di Luccha concedere a quelle comunità la tracta di cinquanta carra di vino, pagando la debita gabella et quello comprare del nostro terreno; e che si concedesse loro che il loro bestiame potesse essere essere conducto in nel terreno di Luccha e di quinde poterlo riconducere sensa alcuna gabella. Ultimo, per poter riparare alla malvagità del dicto Opizo, che a loro si concedesse in aiuto in fine in cento fanti. Dichè, comsiderando che il dicto Opizo sempre fu nimico di Luccha et che molti danni avea già facti al comune di Luccha, e vedendo quanto lui prospereggiava, e questo potea essere molto danno a Luccha, si diliberò per li Antiani et per lo comsiglio di Luccha, che a' predicti fusse facto quello che in nella imbasciata del dicto imbasciatore si contenea.
E preso pensieri che al servigio di tali terre si mandasse la brigata chiesta per lo dicto imbasciadore, s'ordinò che per guida et capo di tali genti andasse uno sofficiente capitano et capo di loro. E così diliberato fu electo per chapitano et guida Agustino Avogadri di Luccha; il quale andò et dimorò in quelle parti a difesa di quel paeze, im fine a dì .XV. sectembre in 1393; et molte cose fecie, le quali non sono necessarie a scrivere, ma tanto si dicie che vi s'aquistò honore.

COME LO MARCHEZE DI FERRARA MANDO'
LECTORE A LUCCHA
Avendo il marcheze di Ferrara perduto molte terre, chome di sopra si contiene, et quelle avea tolte Opizo da Montecarugli diliberò il comsiglio del dicto marcheze che si scrivesse a Luccha di dare aiuto in quello potea, et simile si comandasse a quelli da Montecucori, cioè ad Alberguccio et Nicolò, figluoli di messer Valdiserra e a Lancilocto figluolo di messer Corsino e a Guaspari del Frignano, che facessero guerra al dicto Opizo.
E fe' il consiglo del marcheze preghiere al comune di Firenza che di Opizo non s'impaciasse. Li quali comune di Luccha e collegio, avendo ricevuto molti servigi dal dicto marcheze e molti diservigi dal dicto Opizo, e vedendo esser venuto il tempo che delle ingiurie ricevute si potea il comune vendicare, et meritare il dicto marcheze de' servigii facti, si dispuose il comune di Luccha a servire di tucto ciò che potea. E quelli gentili homini del Frignano simile a ubidire il comandamento facto. E il comune di Firenza a non impacciarsi della guerra avea Opizo con marcheze. E avuto risposta di tutto ordinò il comsiglio del marchese mandare hoste contra il dicto Obizo, e mandòvi colle sue brigate uno capitano nome Ravagese da Bolongna.

COME LO COMUNE DI LUCCHA MANDO' L'OSTE
ADOSSO A OPIZO DA MONTECARUGLI
Vedendo il comune di Luccha disposto ogni uno al disfaccimento del dicto Opizo, ordinò il colleggio e 'l comsiglio di Luccha mandare esercito d'oste contra il dicto Opizo; e a di .XXVII. d'ogosto di 1393 ordinò il collegio e 'l comsiglio che cavalcassero moltitudine di fanti da piè e alcuni da cavallo, così soldati come di cerne di contado. Alle quali brigate funno atribuiti quatro capitani, de' quali l'uno fu ser Iohanni da Castillioni, l'altro Nicolao da Berla Guinigi, Iohanni Sercambi et Iohanni Sernicolai di Luccha. Li quali capitani così electi a loro fu dato piena balya, merum et mistum imperium.
Et essendo tali electi, fu comandato al dicto Iohanni Sercambi et Iohanni Sernicolai che cavalcassero e a loro fu data alquanta pecunia & che tali denari si stribuissero, segondo che a loro era stato imposto. E così si partirono di Luccha a tardi e cavalcòro la sera al Borgo a Mozzano sopra lo giovedì, la mactina per tempo, facendo le mostre delle brigate. E ordinato quello doveano fare, l'uno de' dictiIohanniandò più su verso Garfagnana per ordinare le altre brigate, e l'altro steo fine al sabato al Borgo. E il sabato cavalchò ser Iohanni et Nicolao con quella gente era ordinata da cavallo, e giunti al Borgo cavalcòrno verso Gallicano, e quine trovaron gran parte delle brigate del contado raunate, et di quine cavalcando a Castelnuovo con tucte le brigate da sera. E facta la mostra e dato a ciascuno denari, e l'ordine dato delle bestie e dell'armadure et victuagle e pogo dormito. Avendo prima preso l'alpeacciò che la via non potesse essere tolta né occupata.

COME LE GENTI DI LUCCHA CAMINANO SU A
SAM PELLEGRINO DELL'ALPE
In sul mactino dato il sengno e sonato a ricolta, ciascuno si trasse verso il monte di Santo Pellegrino dell'alpe. E così s'andò di nocte quazi tucta quella via, e im sul levare del sole, giunta la brigata e' capitani e tucto careaggio a Santo Pellegrino dell'alpe, e facto celebrare una messa a Dio, ongnuno cavalcò tanto che giunsero alla boccha del Fornello. E quine sposati per rimfrescare, e alcuno per dare alla fatica alquanto riposo et per ordinare le brigate, et mentre che tal cosa s'ordinava, chi mangiava, chi s'aconciava d'arme, chi provedea a' passi, non perdendo tempo.

COME LA GENTE DI LUCCHA ANNO FACTO LE SCHIERE
E CAMMINANO VERSO LA ROCCHA A PELAGO
Li capitani ordinaro la prima brigata con alcuni capi et gente buona d'arme la quale andasse bene avizata e armata. E così fu facto. Doppo questo fussero tucte bestie da soma et carreaggio colle quali andò uno de' dicti capitani. Appresso un'altra brigata bene in punto. Ultimo quelli da cavallo con alquanti da piè, e co loro lo resto de' capitani colle loro brigate et colla bandiera del populo di Luccha. E così ordinati i predicti capitani, si calòno giù dell'alpe, e tanto caminòno che prima che fusse vespro si trovonno alla Roccha a Pelago. Et come Nieri figluolo d'Opizo soprascripto, il quale era in nella Roccha co' suoi e alquanti suoi amici, viddero le brigate di Luccha in sulla piaggia di prezente còrseno fuori della dicta Roccha, e missero fuoco in nel borgo della dicta Roccha, e tucto arse, excepto che una casa la quale dapoi per li homini di Luccha arsa fu.

COME LA BRIGATA DI LUCCHA E' GIUNTA ALLA
ROCCHA A PELAGO
E mentre che le brigate giungeano e allogiavansi scaramucciando, e avendo i dicti capitani data la bandiera del populo a Monbiliardo alamanno, soldato et capo di lancie di Luccha per banderaio.
E in el primo assaltamento, la sera, il dicto fu percosso d'uno veretone in nell'anima d'acciaio, il quale, discorrendo giù, percosse in nella pansiera in nel corpo; la quale pogo valse, chè il dicto veretone passò fine alle budella, per lo qual colpo morìo a du giorni, e di lui fu molto danno, però che era valentissimo homo.
E fu la sera che dare et che torre, e molti funno feriti dall'una parte e dell'altra, ma poghi di quelli della Roccha. E così la sera venne e ugnuno si brigò d'aconciare facendo grandissimi fuochi, però che il tempo e l'aire il dava. E per quella nocte si steo a buona guardia.

COME LUCCHA EBBE LO CASTELLO DELLA
PIEVE A PELAGO
Avendo messo l'oste alla Roccha a Pelagho, e quine dirizzato trabucchi e mangani e molti hedificii da combactere, dando ogni dì una o più bactagle, in nelle quali molti ne funno feriti, e così seguìa di giorno in giorno e stando in tale maniera si die' al comune di Luccha il castello della Pieve a Pelago e quello fornito.

COME LUCCHA EBBE SANTO ANDREA
Apresso, dubitando quelli del castello di Santo Andrea che i Lucchesi non cavalcassero là, diliberònno ardere tucte le case et capanne che erano di fuori dalla terra. E mentre che tali case et capanne ardeano, il vento portò il fuocho dentro della terra et quella arse. E allora, così arsi, il dicto castello di Santo Andrea si die' al comune di Luccha.

COME LUCCHA EBBE FIUMIGNATICO
Doppo alcuni giorni, avendo sentimento chome il castello di Fiumignatico s'are' per bactagla, diliberònno i dicti capitani che du de' dicti capitani cavalcassero al dicto castello com brigate. E così cavalcàro, rimanendo sempre il campo fermo alla Roccha, al dicto Fiumignatico e quello, sensa combactere, al comune di Luccha si die', e quello si fornìo per Luccha.
Apresso, pensando di più oltre andare, fu per per la gente del marcheze preso il Vézale e alcuni altri castelli che Opizo avea tolto. E mentre che tale hoste restava alla Roccha, cavalcò uno de' dicti capitani con brigata di Luccha al castello di Vagli, e quine colle genti del marcheze et con quelle da Montecucoli si puose campo intorno al dicto castello.
E apresso ad alcuni dì, per alcuno sentimento ebbe il campo della Roccha li altri tre capitani mandònno per lo quarto capitano e per la brigata. Di che il predicto capitano colle brigate di Luccha cavalcò alla Roccha, lassando a Vagli la gente del marcheze et quella da Montecucoli, li quali erano quelli del marcheze circa fanti cento, e quelli da Montecucoli circa.CCC. E giunto al campo e avuto sentimento che il dicto Nieri si volea dare con certi pacti, li quali praticati si mandònno notati a Luccha.

COME MORIO LO VESCOVO IOHANNI IN LUCCHA,
E COME FU ELECTO IL VESCOVO NICOLAO DI LAZZARI GUINIGI
E mentre che tale stanza si facea alla dicta Roccha, quazi a mezzo sectembre dicto anno, morìo il vescovo Iohanni, vescovo et ciptadino di Luccha.
E per li calonaci et capitolo di san Martino di Luccha fu facto electione et vescovo il figluolo di Lazzari di Nicolao Guinigi, lo quale fu tintolato vescovo Nicolao et comfermato fu per papa Bonifatio nono, non avendo il dicto vescovo, il tempo che fu electo, alcuno ordine sacro.

COME S'EBBE LA ROCCHA A PELAGO
Dimorato alquanti giorni, sempre combactendo la Rocchain più maniere e venuto a' pacti, quella al comune di Luccha si die' con dovere avere dal comune di Luccha fiorini .MVII.c d'oro tra più persone, chome in ne' pacti si contiene. E quella si fornìo per lo comune di Luccha a di .XXV. septembre in 1393.
Avuta la Roccha a Pelago, et quella fornita di gente e di ciò che bizognava per dare compimento alla faccenda, essendosi partito Nicolao Guinigi, per difecto li venne, e venutovi Nicolao Cechorini di Poggio in suo luogo, deliberònno i dicti capitani che il dicto Nicolao Cecchorini rimanesse alla guardia della Roccha e li altri cavalcassero a prendere delle altre castella. E così deliberato, li altri tre capitani colle brigate cavalcaron verso il castello di Vagli. E non funno dilungati uno miglio, che il dictoNicolao Cechorini uscìo dalla Roccha a Pelago, dicendo : io non voglio rimanere, anti ne voglio andare a Luccha; et così li altri tre capitani rimasero a fare l'onore di Luccha.

 
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