Pievepelago - Roccapelago

Vai ai contenuti

Menu principale:

Pievepelago

Itinerari

Il toponimo Pèlago deriva dal latino "pelagus" e sarebbe ad indicare la vicinanza di abitanti ad un ampio bacino idrico; l'unica traccia di questo "pelago" è oggi il vasto letto del fiume.
Le origini di Pievepèlago sono legate al diffondersi nel Frignano del Cristianesimo e alla primitiva organizzazione ecclesiastica della plebs (primanotizia certa nel 1038). Dopo essere stato sottomesso al comune di Modena, il paese passò sotto il dominio dei Montegarullo con delibera estense. La particolare posizione della conca del Pèlago, chiusa da alte montagne e accessibile, fino all'apertura delle Via Giardini (1778), solo attraverso pochi e difficili passaggi, ha favorito lo svil uppo di una cultura locale che ha reso Pievepèlago il centro culturale più vivo del Frignano.
Infatti, vari interessi, letterari, artistici, scientifici, si concretizzarono nella fondazione della Società "Lo Scoltenna", avvenuta nel 1902, un circolo culturale che tuttora esiste ed è riconosciuto come una delle Accademie d'Italia.

Pievepèlago presenta anche importanti mete di interesse artistico: la Chiesa parrocchiale affiancata dal campanile (1871); il suggestivo Ponte della Fola (appena fuori dal centro) sullo Scoltenna, costruzione tipicamente medioevale, dal profilo "a schiena d'asino". Nel capoluogo, anche il caratteristico "Mulino di Domma" risalente al 1586. Nella frazione di Sant'Andrea Pèlago si possono ammirare una torre medioevale e il bellissimo soffitto ligneo settecentesco della Chiesa parrocchiale.
A Roccapèlago i resti dell'antico Castello di Obizzo sono stati trasformati da Montegarullo in una Chiesa, nella quale sono conservati dipinti seicenteschi di scuola bolognese e una croce processionale del Duecento. A S. Annapelago si può ammirare la Chiesa parrocchiale ricostruita dopo la disastrosa frana del 1896 che semidistrusse il paese.
Dal lato naturalistico, sono mete di grande interesse i laghi Santo e Baccio.

L'Infiorata
Per la festa del Corpus Domini si prepara l'Infiorata, un tappeto di fiori che ricoprono la centrale via Tamburù. A Pievepèlago non ha origini molto antiche, la prima notizia risale al 21 giugno 1927, quando un cronista così descrisse la processione del Corpus Domini lungo le vie "cosparse di olezzanti fiori freschi". La prima notizia storica relativa a questa usanza in Italia la fornisce il gesuita Giovan Battista Ferrari, senese, nel suo De florum cultura pubblicato in latino nel 1633 e in una seconda edizione in italiano nel 1638. Il Ferrari ci descrive con dovizia di particolari la prima infiorata fatta in Vaticano il 29 giugno 1625 in occasione della festa di S. Pietro e Paolo: "Ad usi più nobili gli stessi fiori, sfrondati e sminuzzati (...) contraffanno le più nobili pitture ne'colori e nel resto dell 'apparenza ". L'autore descrive poi i fiori adoperati per ottenere i vari colori: "rappresenterà la carnagione della faccia bruna il garofano ricamato.
La rosa dipingerà le guance (...) formerà le pupille degli occhi il fiore scuro, che dal turchino tira al nero, chiamato giacinto botriode, cioè fatto a grappoli... Formerà insieme i capelli, se neri dovranno essere, e se biondi servirà la ginestra, se bianchi, il garofano pur bianco. Nobiliterà le vesti, e arricchiralle col colore pur cilestro il fiore, che chiamiamo sperone di cavaliere, e 7 papavero selvatico di color rosso e 7 garofano dello stesso colore, ò con l'oro suo la ginestra, ò con la mortella la verdura. Tanta agevol cosa è trovar ne' campi que' colori, che con ansitios a fatica si cercano nelle cita... ". La preparazione richiede tempo ed infinita pazienza e bravura, infatti i tappeti floreali sono molto elaborati nei disegni, spesso a tema religioso, nella disposizione e nell'accostamento dei fiori, nelle diverse tonalità di colore. Circa un mese prima della festa, gli infioratori si trovano insieme per organizzare la manifestazione. Alcuni giorni prima, si recano a raccogliere i fiori selvatici non protetti: ginestra, margherita, palle di neve, maggiociondolo, acacia... e li conservano in locali umidi. La mattina della festa, inizia il lavoro vero e proprio: vi è chi traccia il contorno del disegno con gessi, chi dispone i fiori sul terreno, chi li annaffia continuamente per mantenerli freschi. Alle 12,00 passa la processione e soltanto il sacerdote con l'Ostensorio tra le mani potrà calpestare i tappeti.

Lago Santo
Il Lago Santo è raggiungibile da Pievepelago, seguendo le indicazioni per il paese di Tagliole. A pochi minuti dalle sue rive si trova una grande parcheggio: questa zona si chiama Pian de remi perchè da qui passava l'antica via dei remi cioè quella strada dove transitavano i tronchi d'albero tagliati all'Abetone e a Cutigliano che dovevano arrivare al mare, per essere destinati a trasformarsi in remi per le grandi navi.
Il lago si trova a quota 1501 ed è il maggior lago naturale dell'Appennino modenese; ha un perimetro di 1250 m., una lunghezza di circa 550 m. e la sua superficie misura 58.000 mq., mentre la massima profondità è di poco superiore ai 20 metri. Ha un'origine mista, glaciale e di frana: circa 150 m. sopra la superficie si trova una terrazza pensile, chiamata Borra dei Porci, che rompe l'uniformità della grandiosa parete orientale del Monte Giovo. Nel passato era un lago meraviglioso, perché circondato da faggeti; purtroppo ora ha perduto un po' di magia, perché i carbonai hanno distrutto la maggior parte della vegetazione.

La Leggenda del cacciatore blasfemo
Alcuni Frignanesi pensano che il nome Lago Santo sia legato a questa leggenda. C'era una volta un cacciatore che scommetteva con chiunque che avrebbe catturato un grosso, nero e feroce lupo che dilaniava le pecore, cani e gatti, tutti gli animali amici dell'uomo. Anche nei giorni festivi, non smetteva di girovagare per il bosco e non ascoltava il richiamo festoso delle campane della chiesetta di Tagliole, che annunciavano l'inizio della Santa Messa.
A chi lo consigliava di smettere la ricerca, anche solo per adempiere ai doveri di buon cristiano, rispondeva con arroganza: - Prima il lupo, poi la Messa! - Passava il tempo inesorabilmente, ma della feroce belva non si riusciva a scovare la tana. Il cacciatore però era determinato e diceva ridendo: - Un giorno mi vedrete andare in chiesa vestito con la pelle di lupo, scarpe di lupo e colbacco di pelo di lupo!
Gli amici sogghignavano. Ormai era diventato lo zimbello del paese. Il cattivo cacciatore, mentre cercava disperatamente il lupo, fu sorpreso da una nevicata tanto abbondante, che non riusciva a vedere bene dove fosse il lago. Quando intravide il lupo, ne udì gli ululati, lo inseguì veloce, come poteva, perché la neve era alta, ma purtroppo la superficie ghiacciata del lago si spaccò e lo divorò. Mentre scendeva tra le acque gelide sentì sicuramente l'ultimo ululato del lupo, che ancora una volta si beffava di lui.

Maggiori informazioni all'indirizzo http://www.pievepelago.info

Si ringrazia il Gruppo Alambra, la Comunità Montana del Frignano e F. A. Scanabissi e L. Spennato per avere consentito la realizzazione della presente sezione tratta dal libro "Comunità Montana del Frignano" e il libro "Sulle antiche strade del Frignano: voci di storia e leggenda" Adelmo laccheri Editore in Pavullo

 
Copyright 2016. All rights reserved.
Torna ai contenuti | Torna al menu