Quadri paleopatologici - Roccapelago

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Quadri paleopatologici

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Quadri paleopatologici nelle fonti documentarie:
il caso di Roccapelago e i suoi registri dei morti

MIRKO TRAVERSARI, VANIA MILANI



Roccapelago, un piccolo centro nell’Appennino Modenese, durante il periodo medievale fu una delle maggiori roccaforti militari sia per posizione strategica che per morfologia del luogo. Attualmente è noto per essere sede di una contenuta ma interessante collezione di corpi mummificati, esposti nella cripta sottostante la Chiesa di Roccapelago. Il campione antropologico esposto1 fa parte di un ritrovamento avvenuto tra la fine del 2010 ed inizio 2011, di circa 300 presenze umane sia scheletrizzate che mummificate, rinvenute fortuitamente durante lavori di consolidamento strutturale dell’edificio. Grazie all’immediato intervento della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna2 e la disponibilità ad accogliere e studiare il materiale antropologico da parte del Laboratorio di Antropologia3 del Dipartimento di Storia e Metodi per la Conservazione dei Beni Culturali, Università di Bologna, Polo Scientifico Didattico di Ravenna, le mummie di Roccapelago sono divenute oggetto di studio multidisciplinare a partire dall’autunno del 2011, che tuttora prosegue. Gli Scriventi, in seno al progetto di ricerca citato, hanno potuto campionare e ispezionare un primo clust di mummie oltre a poter effettuare una ricognizione dei registri dei morti conservati nell’archivio parrocchiale nella chiesa di Roccapelago4, acquisendo dati paleopatologici preliminari. L’analisi delle fonti scritte (figg. 1-2) ha riguardato in questa prima fase, il periodo che va dalla metà del XVII secolo alla fine del XVIII secolo in accordo con lo studio antropologico che ha considerato i corpi sepolti per ultimi all’interno della cripta5. Numerose furono le mani che vergarono le pagine dei registri, dissimili per grafia e lingua usata oltreché per modalità di registrazione. Il parroco Domenico Bartolomeo Turrini, che muore nel 1649 all’età di 64 anni, annotava i decessi della comunità con stile prettamente annotativo, facendo esclusivo riferimento al giorno di morte, ai sacramenti ricevuti e al luogo di seppellimento6 (fig. 3), del 1636 è la formula sul luogo di sepoltura «Sepolto l’istesso nella Chiesa parochiale di S. Pauli» (parroco don Stefani).










Altra citazione sul luogo in cui sono stati deposti i corpi della comunità di Roccapelago è «Corpus sepultum fuit in Ecclesia di Pauli a Rocca Pelagi»7 (fig. 4). Le annotazioni non hanno una fissa struttura formulare, è stata osservata infatti la specificità da un reverendo ad un altro. Successiva di qualche anno, precisamente del 9 aprile 1644 (fig. 5) è l’annotazione «Chiara di Domenico Bartolai morsi questo di e fu sepolta nella Chiesa di S. Pauli confessata cum tutti li Sacramenti»8. Si percepisce chiaramente dal tono delle registrazioni che la Chiesa di Roccapelago funzionò da vero e proprio cimitero della zona, prima che venisse attrezzata l’area posta a S della struttura. Successivamente, verso la seconda metà del 1700 prende piede la locuzione «sepolto in/nel Sepolcro del Comune», diretta descrizione del cimitero esterno alla chiesa. A Domenico Bartolomeo Turrini succedette il parroco Domenico Ugolini, che arricchì le registrazioni con l’età precisa dei defunti i mesi e i giorni al momento della morte; sfumatura dal gusto antico, questa formula diviene costante e si manterrà nei secoli successivi. Sotto don Ugolini è stata riscontrata una annotazione particolare che lui stesso enuncia solo in un caso, è la registrazione di Lannunzia moglie di Antonio Turrini, che morì il 6 Aprile del 1654 (fig. 6a) al momento tra le annotazioni più antiche riferibili a possibili mali subiti, nella registrazione del suo trapasso è scritto «Impurita morti aggressa»9, assalita da una morte impura (fig. 6b), senza specificarne la causa; solitamente questo tipo di aggettivo fa riferimento ad un’affezione batterica o virale che altera l’integrità della persona10.





















In linea generale è possibile affermare che la purezza è legata all’integrità del vivente; questa donna doveva quindi riportare evidenti segni fisici di malattia. Diversi sono stati i casi di traumi e lesività riscontrati sul campione osservato in laboratorio. Per quanto riguarda le analisi antropologiche è stato possibile osservare quadri paleopatologici in diverse classi di età con un range totale che va dai 20 fin oltre i 60 anni. Le indagini sulla documentazione di archivio si sono concentrate nella ricerca di registrazioni dei decessi che potessero soddisfare tali condizioni. Riportiamo alcune trascrizioni delle età di morte nel periodo che va dal 1650 al 1750 (fig. 7 a-l). La durata della vita corrisponde perfettamente alle percentuali rilevate fino ad ora sul campione analizzato (grafico 1).







Dalla seconda metà del 1700 i parroci iniziano a dettagliare maggiormente le sintomatologie sopportate dai paesani prima del decesso, soprattutto nei casi in cui era evidente un peggioramento clinico del quadro fisico dei fedeli. Lo stato di salute che i parroci hanno rilevato fino a questo momento, attraverso analisi morfologica, registra in particolar modo malattie articolari, artrosi alla colonna vertebrale, anca e ginocchia, un notevole numero di traumi che interessano le articolazioni di polso e caviglia, presenza di infezioni che debilitavano e indebolivano ulteriormente stati fisici consumati dall’ambiente, dalla carenza alimentare e dallo stile di vita. Diversamente non abbiamo potuto individuare sempre le cause di morte che in relazione anche all’età potrebbero essere connesse anche al naturale trascorrere del tempo.







È tra le registrazioni della prima metà del XVIII secolo che viene rilevato dal parroco don Matteo Zanetti, un dolore sofferto al petto a cui è seguito simultaneo il decesso11 (fig. 8); descrizione che rimanda immediatamente ad una causa primaria di arresto cardiaco. Il caso di Domenica Guerri, morta nel 1754 all’età di 34 anni, riporta la lunga infermità «munita di lungo aiuto»12 (fig. 9). Un caso questo che porta analogie con uno degli individui indagati in laboratorio13; quest’ultimo mostra un grave quadro patologico, osteoporosi sistemica e gravi artrosi su tutte le articolazioni (fig. 10), da cui è facile rilevare un probabile difetto di deambulazione con dolore diffuso. Un’ulteriore passo cita la persona come «Colpito da male solito a patire, che lo rese incapace d’alzarzi»14 è suggestivo di un quadro neurologico compromesso, la vittima forse soffriva di crisi epilettiche; l’exitus potrebbe essere giunto in seguito ad ictus cerebrale (fig. 11). Altre registrazioni descrivono invece come la morte fosse l’unica via di fuga da lunghe agonie, tanto da suggerire la somministrazione dell’estrema unzione al malcapitato15 (fig. 12). Il completamento dello studio antropologico, combinato all’analisi dei registri dei decessi e il futuro studio che riguarderà anche i registri dei nati e dei matrimoni, fornirà certamente altri dati per quanto riguarda gli aspetti etnoantropologici di questo piccolo borgo fortificato, utili per delineare come si viveva e moriva nel XVI-XVIII secolo, all’ombra del monte Cimone.


1 Si tratta di 12 individui esposti.
2 Nella persona del Dott. Donato Labate, responsabile del progetto assieme al Prof. Giorgio Gruppioni.
3 Diretto dal Prof. Giorgio Gruppioni.
4 L’autorizzazione allo spoglio del materiale di archivio è stato consentito dietro regolare richiesta della
Soprintendenza dalla Curia e dallo stesso Don Elvino, Parroco di Roccapelago.
5 Ci si riferisce all’US 23 della cripta.
6 Registro dei Morti dal 1599 al 1738, libro 1°, foglio 63 r.
7 Libro dei Morti, libro 1°, cit., p. 71.
8 Libro dei Morti, libro 1°, cit., p. 86.
9 Libro dei Morti, libro 1°, cit., p. 71.
10 Assenza di evidenze cliniche palesi, come gonfiori, ponfi, ulcere o altro che modifichino i tratti
della persona.
11 Libro dei Morti, libro 2°, cit., p. 16.
12 Libro dei Morti, libro 2°, cit., p. 31, chiaro riferimento alle cure ricevute dai propri famigliari.
13 Sacco 85 US. 23 ind. 51 (femmina adulta > 33 anni).
14 Libro dei Morti, libro 2°, cit., p. 49.
15 Libro dei Morti, libro 2°, cit., p. 15.

Bibliografia
Libro dei Morti dal 1599 al 1738, libro 1°, Archivio parrocchiale di Roccapelago.
Libro dei Morti dal 1738 al 1891, libro 2°, Archivio parrocchiale di Roccapelago.


 
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