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LE VESTI DELLE MUMMIE
di Iolanda Silvestri e Marta Cuoghi Costantini
Il sensazionale ritrovamento di 100 mummie nella sepoltura della chiesa di San Paolo di Roccapelago, databili sicuramente in un arco cronologico compreso il XVI e il XVIII secolo, aprirà agli studiosi e ai restauratori dei tessili antichi nuovi spazi per la ricerca con la scoperta di conoscenze più certe ed emozionanti legate alla storia del costume di un’intera comunità montana.
Il corredo tessile recuperato è sorprendente per consistenza e buona conservazione dei materiali costituiti da sudari che rivestono i corpi, da vesti in semplice tela di lino o cotone di diversa finezza rifinite ai polsi e al collo da bordi in merletti a traforo geometrico a cui si aggiungono calze in maglia e copricapi a cuffietta in feltro di lana.
Niente seta dunque, solo lino, cotone e lana grezzi eccezionalmente stampati con immagine sacre. Il tutto a testimoniare uno stile di vita povero e sobrio tipico della zona che impiega manufatti tessili quasi sicuramente lavorati in loco e dove la sola materia prima costosa non autoctona è il filato di lino e di cotone.
Le uniche tracce di lusso documentate -
Decisamente più complesso e delicato dello studio si prospetta invece il problema della conservazione di questi materiali che, giunti a noi ben protetti dalla sepoltura secolare fortunatamente al riparo dall’umidità, per la natura organica di cui sono fatti, rischiano tuttavia una volta disseppelliti e manipolati di decomporsi rapidamente anche sotto le mani dei restauratori più esperti.
Iolanda Silvestri (esperta di tessuti antichi, IBC)
Marta Cuoghi Costantini (esperta di tessuti antichi, IBC)
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WEB www.ibc.regione.emilia-
Modena, 22 maggio 2011