Sestola - Roccapelago

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Sestola

Itinerari

I più antichi abitanti della zona furono, come in tutto il Frignano, i Liguri Friniati, che resistettero a lungo alla penetrazione romana.
La storia di Sestola comincia con la con quista dei Longobardi: nel 753 il Re dei Longobardi Astolfo donava il "Castrum Sextule" e i territori adiacenti all'Abbazia di Nonàntola. In età medioevale Sestola aderì al Comune federale del Frignano e dal XIV secolo, con il passaggio del Frignano agli Estensi, Sestola divenne capitale della provincia del Frignano, titolo che conservò fino alla fine del '700, quando esso passò a Pavullo. Nella seconda metà del Cinquecento il Castello di Sestola affrontò una radicale ristrutturazione per adattarsi all'uso delle armi da fuoco. Lo contraddistingue la struttura a stella, le mura inclinate circondate dal fossato, tre porte d'accesso, una torre angolare rotonda, ed il mastio (cioè la torre principale), situato nel punto più elevato dell'intera fortezza.

Entro la corte del Castello si trova l'Oratorio di S. Nicola, riedificato nel 1696, con campanile a vela al centro della facciata; la Canonica (1572) che presenta un bel portale sovrastato da uno stemma in arenaria; la Palazzina del comandante del Forte, costruita alla fine
del Cinquecento per ospitare il governo militare della fortezza, arricchita da un portale formato da bugnati e finestre incorniciate e decorate e la Torre dell'Orologio, del 1572, che conserva ancora la campanella per scandire le ore. La parte più alta, la Rocca, è costituita da vari corpi: la torre angolare rotonda, il Palazzo del Governo e la Casa della Regione; vi è inoltre una torre merlata, ultimo baluardo difensivo, suddivisa in tre piani. Dopo la Restaurazione il paese perse importanza, trovandosi tagliato fuori dai traffici che si svolgevano sulla Via Giardini. In seguito a questi mutamenti la fortezza fu destinata parte a penitenziario, parte a nuovi uffici. Verso la fine dell'Ottocento la fortezza subì un'ulteriore trasformazione, ospitando un Osservatorio meteorologico e un Istituto estivo per la cura dei bambini.
La pratica dell'escursionismo che faceva del monte Cimone la meta più ambita dalle neonate sezioni del C.A.I., lo sviluppo del patrimonio forestale e la trasformazione del paese in attrezzata stazione climatica, fecero di Sestola un accogliente e rinomato paese di villeggiatura. In questo secolo il turismo è via via diventato preminente nell'economia del paese ed oggi, dopo cent'anni di esperienza e di tradizione, Sestola è fra le stazioni primarie di tutto l'Appennino. Innumerevoli sono i monumenti degni di nota fra cui molte chiese, oratori ma anche borgate e case padronali e naturalmente il complesso del Castello. Numerose opere d'arte quadri, altari e manufatti preziosi si possono invece ammirare nelle chiese. Nel centro storico del paese sono degni di nota: le volte presso l'omonima borgata, quella più recente del Rosario e la fontana del forno risalente al 1812.

Nei dintorni e nel territorio sono presenti diversi esempi di borghi rurali di notevole interesse. Fra le principali chiese ed oratori di Sestola degni di essere visitati, segnaliamo: la Chiesa parrocchiale di S. Nicolò costruita agli inizi del sec. XVII in sostituzione dell'antica chiesa situata all'interno della fortezza. Rimodernata nei primi anni del XX secolo con una nuova facciata, conserva notevoli opere d'arte oggi restaurate: la Chiesa della Madonna del Rosario di struttura seicentesca, appartenente all'antica famiglia dei Cavalcabò e, restaurata di recente, ha ritrovato l'antico splendore; l'oratorio di S. Nicola in Castello detto anche la Chiesa di Rocca, antica parrocchiale di Sestola, nominata fin dal 1114, ma riedificata e ridotta a oratorio nel 1696 e al cui interno si trovano resti di affreschi quattrocenteschi; l'oratorio di S. Antonio, situato sulla strada che porta al Castello, risale all'inizio del Seicento ed è l'ultimo dei tanti oratori privati appartenuti alle famiglie notabili del paese. La storia di Sestola è anche quella delle sue frazioni: Casine, Castellaro, Rocchetta Sandri, Roncoscaglia e Vesale che, a parte la prima, frazione da circa un secolo, hanno tutte una lunga storia d'indipendenza dall'attuale capoluogo quali liberi Comuni del Frignano. Conservano interessanti tradizioni culinarie e monumenti di notevole valore storico ed artistico contribuendo con successo allo sviluppo turistico di Sestola. Nelle frazioni, degne di una se pur breve visita, sono le chiese parrocchiali e alcuni oratori. Le principali: la Chiesa parrocchiale di S. Maria Assunta a Castellaro, quella di S. Giovanni Battista a Rocchetta Sandri e quella di S. Giorgio a Vesale. Fra gli oratori: il Santuario Beata Vergine delle Grazie di Poggioraso, l'Oratorio della Madonna del Volto a Rocchetta, quello romanico di S. Biagio a Roncoscaglia, di S. Maria a Castellaro e di S. Rocco a Roncoscaglia. Fra gli insediamenti rurali di notevole importanza architettonica situati nel territorio di Sestola segnaliamo: l'Oppio nei dintorni del capoluogo, Prà della Serra a Casine e la Fontanaccia a Castellaro. Numerosi i metati, ormai in disuso, i manufatti per l'essicazione delle castagne.
Salendo verso le pendici del Monte Cimone, situato a 1500 m. di altitudine troviamo il lago della Ninfa di origine tettonica.


La leggenda del lago della Ninfa
Tanto tempo fa, tre bravi cacciatori nei freddi pomeriggi invernali erano soliti incontrarsi, per andare a caccia coi loro cani fedeli.
Il capo del terzetto era il più sicuro e presuntuoso, non si faceva mai sfuggire l'occasione di dare prova del suo fiuto nello scovare la selvaggina prima dei cani. Un giorno, partirono come al solito, seguendo un sentiero che conoscevano bene. Non trascorse molto tempo che il capo riuscì ad uccidere tre grosse lepri, che lo fecero inorgoglire. Dopo poco, infatti, disse in tono solenne che avrebbe proseguito da solo, abbandonando il sentiero.
I compagni gli ricordarono i pericoli del bosco e lo pregarono di non andare solo, perché presto sarebbe scesa la sera. Non diede retta ai consigli e si incamminò solo soletto tra i rovi intricati.
Vagò per ore, facendosi strada a fatica tra gli alberi. Ad un tratto, il suo segugio annusò qualcosa e, nascosto dietro un cespuglio coperto dalla neve, il cacciatore trovò un lupo. Era ferito ad una zampa posteriore, e non sarebbe sopravvissuto a lungo, non potendo cercare cibo.
Gli balenò l'idea di riportare ai compagni il corpo del lupo; decise di lasciare soffrire il povero animale fino allo stremo delle forze. Senza esitare, lo spaventò sparando un colpo in aria per farlo fuggire e si divertiva nel sentirlo ululare sempre più fievolmente, mentre perdeva sangue.
Si sentiva felice nel seguire la corsa disperata della preda. Dopo poco il lupo cadde a terra gemendo, senza forze e macchiando la neve di sangue. Proprio mentre il cacciatore stava per sparare, sentì distintamente un suono. Riconobbe una voce femminile, dolcissima. Rimase ammaliato e si affrettò a seguirne l'eco nel folto del bosco. Ben presto trovò quello che stava cercando: una donna
bellissima, dalla pelle più bianca della neve e i capelli color dell'oro lo attendeva su un ponte di cristallo, che univa le sponde di un lago ghiacciato. L'uomo, ormai incantato da quella visione celestiale, si avvicinò senza indugiare al ponte e cominciò a muovere i primi passi. La Ninfa, per tutta risposta, riprese a cantare con voce ammaliatrice, facendolo avanzare. Più l'uomo si avvicinava, più la Ninfa sembrava allontanarsi, costringendolo ad avanzare ancora... ma proprio quando raggiunse il centro del ponte, sentì uno scricchiolio sinistro. Il cacciatore cadde nel lago ghiacciato e morì, mentre la Ninfa lo guardava sorridente dalla sponda opposta. II corpo del cacciatore non fu mai ritrovato e da allora si racconta che, quando il vento ulula tra gli alberi, si può ancora sentire la misteriosa voce della donna, che col suo nome battezzò quel luogo: il Lago della Ninfa.

Maggiori informazioni all'indirizzo http://www.sestola.com

Si ringrazia il Gruppo Alambra, la Comunità Montana del Frignano e F. A. Scanabissi e L. Spennato per avere consentito la realizzazione della presente sezione tratta dal libro "Comunità Montana del Frignano" e il libro "Sulle antiche strade del Frignano: voci di storia e leggenda" Adelmo laccheri Editore in Pavullo

 
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