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Storia

Proponiamo alcuni testi digitalizzati da Google, inerenti le vicende di Obizio Da Montegarullo e gli accadimenti nelle terre d'Italia.


BIBLIOTECA DEI FANCIULLI
Il trattare della la prima origine degli Etruschi appartiene singolarmente a chi stendesse una completa istoria della Toscana, e non un compendio. Senza pertanto indicare quali città componessero questa provincia, e senza fare l'istoria di ciascuna di esse prima della fondazione di Roma, e dopo ancora che l'Etruria fu aggiunta all'impero romano, col quale ebbe comune la prospera e l'avversa fortuna, ci conviene scendere ai primi secoli dopo la nascita di G. Cristo per sentire rammentar Firenze, come quella che esibì quale resistenza alle prime invasioni dei Goti e de' Longobardi; la quale soccorsa a tempo salvò Roma e l'Italia: dopo quei tempi ci conviene scendere al IX secolo dell'era volgare, nel quale riscontriamo il nome di Bonifazio duca e marchese di Toscana.
Dopo avere esso preservato la Toscana, dice un moderno scrittore, dalle incursioni dè Saraceni, egli fece uno sbarco in Affrica fra Utica e Cartagine. Di là, gli Etruschi se ne tornarono vincitori a bocca d'Arno carichi di un immenso bottino. Era contrastata l'Italia dai due re Berengario e Lamberto. Adalberto, che si dichiarò contro quest'ultimo, ebbe la disgrazia di essere disfatto, e cader prigioniero. Dopo la morte di Lamberto corse Berengario a Pavia, e liberato questo prigioniero, lo ripose nel suo stato di Toscana.
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ISTORIE FIORENTINE di Scipione Ammirato
Dopo la pace fatta, per conto della quale si fecero in Firenze le solite feste, Luigi di Capoa venne a rendere l'insegne della Republica alla signoria. Et essendo la città stanca dalle lunghe spese, licenziò tutti gli altri soldati, non si ritenendo per sua sicurtà altro che mille lance, et d'intorno al numero di mille pedoni. Riccardo Caracciolo gran maestro di Rodi venendone a Firenze per andar a trovar il Papa a Roma fu da signori con grate accoglienze, et con ricchi doni d'argento grandemente honorato. Fù poi fatto Gonfaloniere di Giustizia Arrigo Mazzinghi, quello il quale con Michele de Medici era stato fatto prigione da Giovanni Tedesco dentro di Lucignano; ove era podestà per la Republica. Questi sono i Mazinghi da Campi, che l'antiche cronache dicono essere usciti d'Alemagna, et che la città di Pistoia soleva ogn'anno anticamente per la festa di San Iacopo dar loro per tributo due banchetti et uno sparviere; de quali fu Forte fatto cavaliere da Currado Imperadore. Quando fussero fatti di popolo a me non è noto, se non che costui primo di tutti di questa famiglia trovo essere stato de priori l'anno settantasette sotto il gonfalonerato di Lodovico di Ser Bartolo, et questa prima volta Gonfaloniere di giustizia. Hora la prima cosa che nel suo magistrato s'ordinò, fu lo scrivere a' Sanesi e a'Perugini rammentando loro l'antica amistà, che havevano havoto co Fiorentini, et per questo pregandoli con bel modo a perseverare nella cominciata pace, da quali hebbero parimente grate risposte.
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STORIA DELLA LETTERATURA ITALIANA di Girolamo Tiraboschi
Eccoci finalmente giunti a quel secolo di cui non credo che v'abbia il più grande celebre e il più glorioso nella storia dell'italiana letteratura. Io ammiro il secolo XVI, in cui si può dire a ragione che l'Italia vedesse risorgere l'età d'Augusto; e quando mi converrà di parlarne, mi sforzerò di esporne, come meglio mi fia possibile, i pregi e le glorie. Ma esso non sarebbe stato sì lieto e sì fecondo di dotti ed eleganti scrittori, se le fatiche e gli sforzi di què che gli aveano preceduti, non avessero spianato loro il cammino, e segnata la via. Dopo le invasioni dè Barbari, l'Italia era a guisa di un incolto terreno che altro non germogliava che bronchi e spine, e ogni giorno più insalvatichendo, pareva ormai ricusare qualunque coltura. Erano già oltre a tre secoli, che alcuni aveano coraggiosamente intrapreso a diboscarlo, ed aprirsi per esso a grande stento un sentiero. Ma il loro numero era troppo scarso al bisogno; e mancavan loro comunemente què mezzi che a riuscire nel gran disegno erano necessarii. Nel secolo XVI erasi continuato con più felice esito il faticoso lavoro, e la munificenza deè principi per l'una parte, e per l'altra l'industria e lo sforzo de' diligenti coltivatori l'aveano tolto in gran parte all'antica orridezza. I primi frutti che essi colsero cò lor sudori, furono quasi un segnale che invitò gli Italiani tutti ad accingersi alla difficile impresa, e accese nè loro cuori un vivissimo generale entusiasmo per condurla a fine.
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STORIA DELLA TOSCANA SINO AL PRINCIPATO
Potevano si fatti avvenimenti insegnare ai Fiorentini a quai triste conseguenze guidi la rabbia dei partiti; ma l'esperienza anche dolorosa non ha mai resi più saggi i popoli: fra di essi non si delibera nel silenzio delle passioni, e colla fredda e tranquilla ragione. Il bene comune è perso di vista nel tumulto delle fazioni, e degli odi personali: perciò vedremo i Fiorentini non istruiti dai loro mali presto ricadervi. Riacquistò Firenze la libertà, e perdette ad un tempo i suoi stati: tutte le città, e castelli del fiorentino domio intesa la cacciata del Duca, cui si erano date, crederono aver acquistato il dritto di porsi in libertà: o colla forza, o coi denari ne cacciarono i Governatori, e restò Firenze ad un tratto senza dominatore, e senza stati: ma i suoi stati, e il suo vero potere era il commercio, che seguitò ad onta di tante perdite a prosperare. E come mai avrebbe potuto resistere ad esse, se le fossero mancati i fonti delle sue ricchezze? Non era molto che la Comapgnia dei Bardi e Peruzzi per mancanza del Re d'Inghilterra, era fallita per più di un milione di fiorini d'oro: i venti cittadini eletti per la compra di Lucca aveano lasciato il Comune indebitato di 400 mila fiorini di oro, oltre la somma dovuta a Mastino; 400 mila ne aveva cavati il Duca, la metà dei quali trasportati in paese estero: e molte altre spese considerabili erano occorse.
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